Al sito serve l’inglese quando una parte dei clienti che vuoi raggiungere non legge l’italiano: turisti che prenotano camere, escursioni o auto a noleggio, aziende straniere che cercano fornitori, partner che vogliono conoscerti prima di scriverti. Non serve tradurre tutto subito. Parti dalle pagine che portano a una prenotazione o a una richiesta: servizi o camere, prezzi e condizioni, come arrivare e contatti. La traduzione automatica può fare la prima bozza, ma prezzi, condizioni e testi legali devono essere riletti da chi conosce bene la lingua. Perché Google trovi la versione inglese, ogni pagina deve avere un proprio indirizzo, il selettore della lingua deve portare alla stessa pagina e le due versioni devono indicarsi a vicenda con hreflang.

Gli stranieri sono più di metà del turismo italiano. Secondo l’ISTAT, nel 2025 le presenze di clienti stranieri sono state il 55,3% del totale, e la Germania è il primo paese di provenienza. Molti cercano le informazioni nella propria lingua: in un’indagine della Commissione europea del 2011, il 90% degli utenti internet dell’UE preferiva i siti nella propria lingua e il 42% non comprava mai online in un’altra lingua (Flash Eurobarometer 313).

Indicazioni di Google e dati sono stati verificati sulle fonti ufficiali il 27 ottobre 2026.

Quando conviene l’inglese

I segnali più chiari li hai già sul telefono e nella posta:

  • I clienti ti scrivono in inglese su WhatsApp, Instagram o via email e chiedono cose che il sito spiega solo in italiano.
  • Prenotazioni od ordini arrivano da piattaforme dove domande e recensioni sono in inglese.
  • Google Analytics o Search Console mostrano visitatori dall’estero, o ricerche in inglese per il nome dell’attività e per la tua zona.
  • Vendi ad aziende straniere o lavori con partner che chiedono in inglese informazioni sull’azienda, sui prodotti o sulle certificazioni.

Per un servizio locale, come uno studio di commercialisti o un’officina, dove quasi tutti i clienti parlano italiano, l’inglese può aspettare. Lì conviene migliorare le pagine in italiano, i contatti e il Profilo dell’attività su Google.

Inglese o la lingua dei tuoi clienti?

L’inglese è la lingua che capiscono più turisti e aziende straniere, ma non sempre la più utile. Se la maggior parte dei tuoi ospiti arriva dalla Germania, dall’Austria o dalla Svizzera, una pagina in tedesco può portare più prenotazioni della versione inglese. Guarda le nazionalità nelle prenotazioni dell’anno scorso e la lingua dei messaggi che ricevi. Parti con una lingua in più che riesci a curare bene, non con diverse lingue tradotte a metà.

L’italiano resta. Secondo l’articolo 9 del Codice del consumo, tutte le informazioni destinate ai consumatori devono essere rese almeno in lingua italiana: l’inglese si aggiunge, non sostituisce. Alcune Regioni legano le lingue straniere anche alla classificazione: in Piemonte, ad esempio, il modello di classificazione dei B&B chiede per le categorie più alte informazioni in almeno due lingue straniere, tra cui l’inglese.

Quali pagine tradurre prima

Per un’attività turistica, come un agriturismo, un B&B, un tour operator o un noleggio, traduci prima le pagine che servono al cliente per decidere e per prenotare. Il resto può arrivare dopo.

PaginaPerché viene primaCosa controllare
Camere, escursioni o serviziÈ ciò che il cliente compra.Capienza, cosa è incluso, durata e unità di misura: metri quadrati, chilometri, ore.
Prezzi e condizioniÈ la prima domanda dei clienti stranieri.La valuta, se il prezzo è a persona o a camera, l’imposta di soggiorno, l’acconto e la cancellazione.
Prenotazione o moduloSenza, il cliente non può agire.Etichette dei campi, messaggi di errore, conferma a schermo ed email automatica.
Come arrivareI turisti non conoscono la zona.Mappa, parcheggio, condizioni della strada, distanza da aeroporto o stazione, transfer.
Domande frequentiRisponde alle domande che oggi arrivano via messaggio.Orari di arrivo e partenza, bambini, animali, pagamenti con carta.
HomeMolti visitatori entrano da lì.Che ogni link del menu inglese porti a una pagina in inglese.

Il blog, le notizie, la storia della famiglia o la pagina “lavora con noi” possono aspettare. Ma non mettere nel menu inglese pagine che esistono solo in italiano: chi clicca e trova un testo che non capisce, di solito se ne va.

Per chi vende ad aziende straniere l’ordine cambia un po’: traduci servizi o catalogo, la pagina dell’azienda con i dati societari, le certificazioni e i contatti. Per agriturismi e B&B, le pagine principali sono nella guida al sito per agriturismi e B&B.

Cosa non lasciare alla traduzione automatica

Gli strumenti di traduzione automatica sono utili per una prima bozza, e Google non li vieta. Le sue norme contro lo spam riguardano le molte pagine generate con trasformazioni automatiche, traduzione compresa, quando offrono poco valore agli utenti. Per i contenuti creati con l’intelligenza artificiale, Google chiede di controllarli prima della pubblicazione, compresi titolo, descrizione e testo alternativo delle immagini. Il problema non è lo strumento, ma pubblicare senza che nessuno che conosce la lingua abbia riletto. Fai attenzione soprattutto a:

  • Prezzi e condizioni. “L’acconto non è rimborsabile” e “la caparra viene restituita all’arrivo” sono regole diverse. La traduzione deve dire esattamente la tua regola, perché il cliente ti chiederà di rispettarla.
  • Testi legali. Condizioni di prenotazione, informativa privacy e regole di cancellazione hanno conseguenze. Affidali a un traduttore professionista o al consulente che li ha scritti.
  • Nomi. Non tradurre il nome dell’attività né i nomi dei luoghi. Per i piatti, tieni il nome italiano e aggiungi una breve spiegazione, ad esempio: “Pici all’aglione: thick hand-rolled pasta with a tomato and garlic sauce.”
  • Le parole che cercano i clienti. La traduzione letterale non è sempre ciò che i turisti scrivono su Google. In inglese si usano sia “agriturismo” sia “farm stay”: controlla in Search Console quali parole portano visite. Traduci anche titolo e descrizione della pagina, che compaiono nei risultati di Google.
  • Date, numeri e telefono. Scrivi le date con il nome del mese, perché 06/07 si legge in modo diverso da un americano e da un europeo. Indica con chiarezza orari e valuta, e il numero di telefono con il prefisso +39, perché funzioni dall’estero.
  • Testo dentro le immagini. Un menu o un’offerta pubblicati come foto non si traducono, e Google non li legge come testo. Mettili sulla pagina come testo.
  • I messaggi automatici. Email di conferma, messaggi di errore del modulo e risposte automatiche su WhatsApp si dimenticano spesso e restano in italiano.

Come Google trova la versione inglese

Google consiglia un indirizzo separato per ogni versione linguistica di una pagina, invece di cookie o impostazioni del browser che cambiano la lingua allo stesso indirizzo. In pratica:

  1. Un indirizzo per lingua. Usa una cartella per l’inglese sullo stesso dominio, ad esempio esempio.it/en/rooms/ accanto a esempio.it/camere/.
  2. Il selettore porta alla stessa pagina. Dalla pagina di una camera in italiano, “EN” deve portare alla stessa camera in inglese, non alla home. Questi link aiutano anche Google a trovare le pagine.
  3. I link hreflang. Ogni versione indica se stessa e l’altra, ed entrambe devono indicarsi a vicenda: secondo Google, se due pagine non si indicano reciprocamente, i tag vengono ignorati. Aggiungi x-default per la pagina da mostrare quando nessuna lingua corrisponde. I tag vanno nel codice della pagina, nelle intestazioni HTTP o nella sitemap (indicazioni su hreflang).
  4. Nessun reindirizzamento automatico. Google sconsiglia di mandare automaticamente il visitatore da una versione linguistica all’altra in base alla lingua che pensi parli, e avverte che, se la lingua cambia automaticamente, potrebbe non trovare tutte le versioni. Lascia scegliere il visitatore.
  5. Tutta la pagina in una lingua. Google riconosce la lingua dal testo visibile sulla pagina, non dall’attributo lang né dall’indirizzo. La cartella /en/ aiuta i visitatori, ma menu, piè di pagina, pulsanti, titolo, descrizione e testo alternativo delle immagini devono essere tutti in inglese.

Un pulsante che traduce la pagina dentro il browser non crea pagine in inglese con un proprio indirizzo. Google non ha nulla da mostrare per le ricerche in inglese, e tu non controlli cosa legge il cliente.

Non serve cambiare dominio. Un .it lega il sito all’Italia, ed è proprio ciò che cerca un turista che viene qui; non serve un .com separato per l’inglese, basta una cartella /en/, più semplice da gestire. Come scegliere e proteggere il dominio, lo spieghiamo nella guida al dominio .it.

Dopo la pubblicazione, controlla in Search Console che le pagine in inglese siano indicizzate e per quali ricerche compaiono. Come leggere i report, lo spieghiamo nella guida SEO.

Il profilo Google e i social

  • Profilo dell’attività su Google: non aggiungere al nome una versione in inglese, come “Casa Rossi / Red House”. Le linee guida di Google non consentono di ripetere il nome in più lingue, anche se l’insegna lo riporta così. Nella descrizione non sono ammessi link: l’indirizzo del sito va nel campo dedicato.
  • Instagram: scrivi la biografia in due lingue e metti i link alle pagine in ciascuna lingua; Instagram consente fino a cinque link.
  • Piattaforme di prenotazione: le descrizioni su Booking o Airbnb devono dire le stesse cose del sito: prezzi, orari e regole.

Chi tiene aggiornate le traduzioni

Una pagina in inglese con i prezzi dell’anno scorso costa più di una pagina che non c’è. Ogni modifica in italiano, come prezzi, date delle stagioni, menu od orari, va fatta anche in inglese.

  • Scegli una persona che fa ogni modifica in entrambe le lingue, o che la controlla dopo che l’ha fatta un altro.
  • Tieni un breve elenco delle traduzioni delle parole che si ripetono, come nomi delle camere, dei piatti e dei servizi. Così la stessa cosa si chiama allo stesso modo in ogni pagina.
  • Prima di ogni stagione, leggi le pagine in inglese come farebbe un cliente: prezzi, date, regole e numeri di contatto.

Ogni lingua in più aggiunge lavoro al progetto: traduzione, revisione, un design che regge parole più lunghe e prove. Come incide sul preventivo, lo spieghiamo in quanto costa un sito web.

Esempio illustrativo: un agriturismo che aggiunge inglese e tedesco

Un agriturismo in Toscana riceve sempre più messaggi in inglese e in tedesco. Il titolare non traduce tutto il sito. Nella prima versione in inglese e in tedesco mette le camere, i prezzi stagionali e cosa è incluso, il percorso fino all’azienda con la mappa, perché gli ultimi due chilometri sono strada bianca, gli orari del ristorante e il menu con i nomi italiani dei piatti e una spiegazione, il modulo di prenotazione con l’email di conferma e le regole di cancellazione.

La prima traduzione la fa con uno strumento automatico, poi la fa rileggere e correggere da chi parla bene ciascuna lingua. La storia dell’azienda e il blog restano solo in italiano e non compaiono nei menu stranieri. Ogni pagina ha un indirizzo proprio sotto /en/ e /de/, con i link hreflang. Dopo tre mesi, il titolare guarda in Search Console per quali ricerche compaiono le pagine e quante prenotazioni sono arrivate dalle versioni straniere.

Checklist

  • Sai da dove arrivano i tuoi clienti e in quale lingua ti scrivono?
  • Hai tradotto le pagine che portano alla prenotazione o alla richiesta, compresi il modulo e l’email di conferma?
  • Qualcuno che conosce bene la lingua ha riletto prezzi, condizioni e testi legali?
  • Ogni pagina ha un indirizzo proprio in ciascuna lingua?
  • Il selettore della lingua porta alla stessa pagina nell’altra lingua?
  • Le versioni si indicano a vicenda con hreflang?
  • Titolo, descrizione, menu, pulsanti e testo alternativo delle immagini sono tradotti?
  • Il numero di telefono ha il prefisso +39?
  • Chi aggiorna le traduzioni quando cambiano prezzi o orari?

Domande frequenti

Basta un pulsante di traduzione automatica sul sito?

No, per un’attività che aspetta clienti dall’estero. La traduzione non è controllata e Google non ha pagine in inglese da mostrare nelle ricerche.

Mi serve un dominio diverso per l’inglese?

Di solito no. Una cartella /en/ sullo stesso dominio è più semplice da gestire e tiene il nome dell’attività a un solo indirizzo.

Quanto costa aggiungere una lingua?

Dipende da quante pagine si traducono, da chi le traduce e da chi le rilegge. Chiedi che il preventivo lo indichi a parte, insieme all’aggiornamento delle traduzioni dopo la pubblicazione.

Realizziamo siti in italiano, inglese e albanese, con un indirizzo proprio per ogni lingua, un selettore che porta alla stessa pagina e i link hreflang che indicano a Google le versioni. Nel preventivo stabiliamo chi prepara e chi controlla le traduzioni. Scopri il servizio di realizzazione siti web o raccontaci il tuo progetto.