Quando un annuncio su Facebook, Instagram o Google porta il cliente alla home, lui deve cercare da solo l’offerta che ha appena visto. Molti non lo fanno: chiudono la pagina, e tu il clic l’hai già pagato. Una landing page, cioè una pagina dedicata all’annuncio, mantiene la promessa dell’annuncio e offre al visitatore un solo passo successivo: chiamare, scrivere su WhatsApp, compilare un modulo o prenotare.

Anche le piattaforme guardano la pagina dopo il clic. Google considera l’esperienza sulla pagina di destinazione parte della qualità dell’annuncio, e Meta richiede che il prodotto o il servizio dell’annuncio sia lo stesso della pagina. Questa guida spiega dove si perde il budget, cosa deve avere la pagina e come misurare i risultati rispettando le regole del Garante sui cookie. Fonti verificate il 15 ottobre 2026.

Cos’è una landing page

La landing page è la pagina in cui arriva il visitatore dopo aver cliccato un annuncio. A differenza della home, parla solo dell’offerta dell’annuncio e delle persone a cui si rivolge, e ha un’unica azione principale. Non deve per forza essere un sito separato: spesso è una pagina di servizio del tuo sito, concentrata su un’offerta e con un proprio indirizzo.

Dove mandare il clic

DestinazioneVantaggioRischio
HomeÈ già pronta e mostra tutta l’attività.Il visitatore deve cercare l’offerta tra molti servizi.
Profilo InstagramIl cliente vede i tuoi lavori e l’attività del profilo.Mancano un’offerta strutturata, i prezzi e un modulo; spesso il clic finisce senza contatto.
Landing pageProsegue l’annuncio con un’offerta e un’azione.Richiede tempo di preparazione e va tenuta aggiornata.
Modulo dentro l’annuncioIl cliente non esce da Facebook o Instagram.Il cliente ha meno informazioni; i contatti vanno richiamati in fretta.
Messaggio WhatsAppLa conversazione inizia subito.Funziona solo se qualcuno risponde in fretta; le stesse domande si ripetono.

Una regola semplice: quando l’annuncio promette qualcosa di preciso, come un’offerta, un prezzo o un servizio, il cliente deve trovare esattamente quello sulla pagina in cui arriva.

Dove si perde il budget

  • Paghi anche i clic che non diventano contatti. Negli annunci sulla rete di ricerca di Google di solito paghi per clic; su Meta, a seconda delle impostazioni, paghi le impressioni o i clic. Più visitatori se ne vanno senza contattarti, più cara diventa ogni richiesta.
  • Google conta la pagina nella qualità dell’annuncio. Secondo Google, la qualità dell’annuncio comprende anche l’esperienza delle persone quando arrivano sulla pagina, e gli annunci di qualità più alta in genere costano meno per clic. Una delle tre componenti del punteggio di qualità è l’esperienza sulla pagina di destinazione: quanto la pagina è pertinente e utile per chi clicca l’annuncio.
  • Meta controlla la corrispondenza. Secondo gli Standard pubblicitari di Meta, la revisione può comprendere la pagina di destinazione, e i prodotti o servizi promossi devono essere gli stessi presenti sulla pagina.
  • Una pagina lenta perde clic. Meta distingue tra i clic sul link e le visualizzazioni della pagina di destinazione. Quando la differenza è grande, molte persone se ne vanno prima che la pagina si apra. Come misurare la velocità, lo spieghiamo nella guida alla velocità del sito.
  • Senza misurazione, il budget va agli annunci sbagliati. Se non sai quale annuncio ha portato la telefonata, continui a pagare anche quelli che non portano nulla.

Cosa deve avere la pagina

  1. Un titolo che ripete la promessa dell’annuncio: le stesse parole, la stessa offerta e le stesse condizioni. Se l’annuncio dice “Ristrutturazione bagno a Milano”, la pagina non deve aprirsi con “Benvenuti”.
  2. L’offerta e a chi si rivolge: cosa è incluso, la zona in cui lavori, i tempi e, se lo pubblichi, il prezzo o il prezzo di partenza.
  3. Prove vere: foto dei tuoi lavori, recensioni autentiche dei clienti e dati verificabili. Non inventare testimonianze: come raccogliere recensioni in modo corretto lo spieghiamo nella guida alle recensioni su Google.
  4. Un’azione principale, visibile appena la pagina si apre sullo smartphone: il pulsante “Chiama”, “Scrivici su WhatsApp”, un modulo breve o una pagina di prenotazione. Ripetila dopo ogni sezione.
  5. Poche distrazioni, ma un’identità completa: togli i collegamenti che allontanano il visitatore dall’offerta, ma lascia il nome dell’attività, i contatti e l’informativa privacy. Google chiede che la destinazione di un annuncio sia funzionale, utile e facile da usare.
  6. Risposte alle domande che frenano il cliente: prezzo, tempi, garanzia, modalità di pagamento o cosa succede dopo la richiesta, in una breve sezione di domande.
  7. La stessa lingua dell’annuncio: un annuncio in italiano porta a una pagina in italiano; per turisti o clienti dall’estero, prepara una versione nella loro lingua.

Come misurare ogni richiesta

  • Parametri UTM su ogni collegamento. Google Analytics consiglia di usare sempre utm_source, utm_medium e utm_campaign (indicazioni di Google). Così sai da quale campagna arriva ogni visitatore.
  • Gli eventi che contano. In Google Analytics 4, segna come eventi chiave l’invio del modulo e i clic su telefono e WhatsApp; lo spieghiamo nella guida SEO.
  • Le conversioni nelle piattaforme. Google Ads misura le azioni che le persone compiono sul sito dopo aver interagito con l’annuncio, oltre alle chiamate dagli annunci. Su Meta, il Pixel ha eventi standard come Lead per una registrazione completata, Contact quando qualcuno ti contatta per telefono, SMS, email o chat, e Schedule per un appuntamento prenotato.
  • Confronta il costo per richiesta, non il costo per clic. Un annuncio con clic più cari può portare richieste più economiche, se la sua pagina trasforma più visitatori in clienti.
  • Chiedi anche al cliente. Il clic sul numero non dice se la telefonata c’è stata. La domanda “Come ci hai trovato?” durante la chiamata completa i dati.

Cookie e consenso: la regola in Italia

Il Pixel di Meta e il tag di conversione di Google Ads non sono cookie tecnici. Secondo le Linee guida cookie del Garante del 10 giugno 2021, al primo accesso alla pagina non deve essere installato nessun cookie o strumento diverso da quelli tecnici; per gli altri serve il consenso del visitatore.

  • Rifiutare dev’essere facile quanto accettare. Il Garante indica un comando contrassegnato da una X in alto a destra, per chiudere il banner senza consenso, con un’evidenza grafica pari a quella degli altri comandi.
  • Lo scorrimento non vale come consenso. Secondo le linee guida, il semplice scroll della pagina non è di per sé adatto a raccogliere il consenso, e per i cookie di profilazione non si può invocare il legittimo interesse.
  • Le statistiche, a certe condizioni. Gli strumenti di analisi possono essere equiparati ai cookie tecnici solo se, tra l’altro, l’indirizzo IP viene mascherato almeno nella quarta componente e i dati servono soltanto a statistiche aggregate sul singolo sito, senza essere combinati con altri.
  • Le piattaforme lo richiedono. Per gli utenti nello Spazio economico europeo, Google chiede di raccogliere il consenso e di trasmettergli i segnali di consenso, ad esempio con la modalità di consenso (consent mode). Meta offre un’interfaccia per sospendere il Pixel finché il consenso non c’è.

In pratica, chi rifiuta i cookie non compare nelle conversioni misurate: le statistiche ne mostreranno meno di quante ne avvengano davvero. Anche per questo conviene chiedere al cliente come ti ha trovato. Questa sezione non è una consulenza legale.

Esempio illustrativo: ristrutturazione bagno a Milano

Un’impresa di ristrutturazioni avvia annunci su Facebook e Instagram per i bagni. Finora gli annunci portavano alla home, dove il bagno era uno dei dieci servizi. La nuova pagina si apre con il titolo dell’annuncio, “Ristrutturazione bagno a Milano, con sopralluogo”, mostra sei bagni realizzati dall’impresa, cosa è incluso e quanto dura di solito il lavoro. Il pulsante “Scrivici su WhatsApp” e un modulo con tre campi si ripetono dopo ogni sezione.

Ogni annuncio ha i suoi parametri UTM e la pagina invia gli eventi Lead e Contact solo per chi ha accettato i cookie. Dopo due settimane, l’impresa confronta il costo per richiesta tra gli annunci, non solo il numero di clic, e sposta il budget sull’annuncio che porta più richieste.

Checklist prima di avviare la campagna

  • Il titolo della pagina ripete l’offerta e le parole dell’annuncio.
  • La pagina si apre in fretta sullo smartphone, anche con la rete mobile.
  • Il pulsante principale si vede senza scorrere e funziona: telefono, WhatsApp, modulo o prenotazione.
  • Le richieste del modulo arrivano a chi risponde, e qualcuno le segue mentre gli annunci sono attivi.
  • Ogni collegamento dell’annuncio ha i parametri UTM e gli eventi di conversione sono stati provati.
  • Il banner dei cookie blocca Pixel e tag finché il visitatore non accetta, e rifiutare è facile quanto accettare.
  • Nome dell’attività, contatti e informativa privacy sono sulla pagina.
  • Offerta, prezzi e tempi sulla pagina corrispondono all’annuncio.
  • La pagina è nella lingua dell’annuncio.

Domande frequenti

Mi serve una landing page per ogni annuncio?

No. Ti serve una pagina per ogni offerta o per ogni gruppo di clienti con esigenze diverse. Gli annunci che promettono la stessa cosa possono condividere la stessa pagina.

Una pagina di servizio può fare da landing page?

Sì, se parla solo di quel servizio, ha l’azione principale ben visibile ed è coerente con l’annuncio. Se la pagina copre molti servizi o ha molti collegamenti, crea una pagina dedicata.

Una landing page si costruisce come ogni buona pagina: veloce, coerente con l’annuncio e collegata a telefono, WhatsApp o modulo. La realizziamo come parte del servizio di realizzazione siti web. Se stai preparando una campagna, raccontaci l’offerta e dove usciranno gli annunci. Scrivici.